“Rivoluzione” No Bra: le donne che non usano il reggiseno stanno davvero protestando?

Secondo alcuni giornali, stiamo vivendo la “rivoluzione No Bra”: le donne smettono di usare i reggiseni per “protesta”, ma è davvero così?
Di recente si parla spesso di “presa di coscienza” di alcuni diritti delle donne e della maggior parte delle cosiddette “minoranze”. Il principio di per sé è giusto, ma – come accade nella maggior parte dei casi – si tende ad estremizzare o strumentalizzare delle azioni ordinarie rendendole “straordinarie”. È il caso della tendenza No Bra, ovvero l’abitudine di alcune donne a non indossare il reggiseno, utilizzata spesso da chi possiede misure alquanto contenute: qualcuno l’ha definita una vera e propria “rivoluzione“.
La giornalista francese Gala Avanzi ha anche scritto un libro sul fenomeno: per lei, infatti, emanciparsi dal reggiseno è anche un atto militante. È un’arma per denunciare il sessismo ordinario, la cultura dello stupro e le ingiunzioni di bellezza spesso contraddittorie di cui sono vittime le donne. Ma anche l’iper-sessualizzazione del seno, troppo piccolo, troppo grande, troppo scollato, troppo imbottito, troppo scoperto, troppo nascosto, ecc. “È tempo che le donne reclamino il loro seno e che smettiamo di farne un dramma”, ha commentato.

“No Bra”: e se fosse una semplice comodità?
Il reggiseno, nella sua forma attuale, è apparso nella Spagna del XVI secolo. Si diffuse poi in tutta Europa dove fu visto come liberatorio, in contrapposizione al corsetto. “Il problema non è il reggiseno in quanto tale. Il problema è che viene imposto alle donne e che queste ultime vengono individuate quando decidono di non indossarlo. L’obiettivo di questo libro non è dire alle donne di non indossare il reggiseno, non è creare una nuova ingiunzione, ma dare loro la possibilità di scegliere”, spiega Gala Avanzi.
In realtà – come accennato poco fa – l’abitudine a non indossare il reggiseno c’è sempre stata. Si è solo diffusa sempre di più con il Lockdown dovuto alla pandemia di Coronavirus. Come dimenticare la serie di meme e immagini ironiche che scherzavano sul fatto di vedere le persone con look sempre più casalinghi, dalla tuta al pigiama?
Questo ha di certo incentivato le ragazze dal seno minuto a “dimenticarsi” del reggiseno, perché – almeno loro – non provano disagio nel non indossare un simile indumento intimo. Non è discriminazione, ma anatomia: se una donna ha un seno prosperoso e lo lascia “libero” può avvertire dei problemi che una donna dal seno piccolo non riscontra.
Sì al No Bra (ma per una questione di salute)
In effetti, lasciare il seno libero è positivo per la salute: il push-up può interrompere la circolazione sanguigna e persino quella linfatica. E questo può danneggiare la pelle. Inoltre, potrebbe creare un effetto contrario e far “cedere” prima il seno.
Il dottor Jean-Denis Rouillon, medico sportivo e autore di uno studio sull’argomento, pubblicato nel 2013, ha avuto modo di osservare in alcune donne seguaci di “No-Bra” la scomparsa di piccole smagliature dopo sei settimane. “Se si indossa una cintura lombare quando non serve e la si toglie, la conseguenza è catastrofica. Tutte queste soluzioni sono controproducenti perché il tessuto connettivo è estremamente importante. Purtroppo non ne parliamo mai”, ha commentato.