Piemonte

Controlli Covid in Aeroporto: stretta sui rientri dalle aree più a rischio

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Controlli in aeroporto per il covid negli aeroporti piemontesi: stretta dalla prefettura di Torino e Cuneo che dispone un maggiore i monitoraggio sui voli di area Schengen.

Maggiori controlli covid all’ aeroporto di Caselle (Torino) e in quello Levaldigi (Cuneo). Gli scali avranno una disposizioni più severe per i controlli covid sui passeggeri dei voli di area Schengen. Lunedì 19 luglio alla Prefettura di Torino, il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito con la Prefettura di Cuneo e i rappresentanti degli scali di Caselle e Levaldigi. La decisone è quella di concentrarsi sui Paesi in cui il contagio, causato principalmente della diffusione della nuova variante Delta del virus, sta crescendo.

Maggiori controlli rischiano di creare assembramenti

Gli incontri operativi della settimana andranno a definire quali voli controllare assieme a orari di arrivo e per stabilire le risorse umane necessarie alle operazioni di monitoraggio. Il rischio negli aeroporti di Caselle e Levaldigi, infatti è quello della formazione di code e assembramenti causati da un maggior numero di controlli e rallentamenti causati da questi: una situazione assolutamente da evitare. 

Aeroporto di Torino – Fonte: Facebook

All’aeroporto di Sandro Pertini di Torino Caselle i controlli saranno massimi: i viaggiatori saranno monitorati tramite green pass, tampone negativo in corso di validità e al modulo Plf (Passenger Locator Form – maggiori informazioni QUI), con più attenzione le partenze e soprattutto i rientri, in particolare da paesi quali Spagna e Portogallo. L’attuale normativa infatti, per ciò che riguarda l’area Schengen, non prevede controlli su tutti i voli, ma soltanto a campione.  

“Green Pass o chiudere”

Per l’infettivologo del Dirmei e dell’Asl Città di Torino, Giovanni Di Perri, la prospettiva di un “Green pass” per tutte le attività al chiuso, dovrebbe esorcizzare il rischio di nuove chiusure. «Vincolerei d’ora in poi, per un periodo da determinare, tutte le attività al chiuso alla verifica di uno stato di non pericolosità per gli altri». Il rischio è che «alla prima epidemia, al primo focolaio, li richiuderanno tutti. Sarebbe nell’interesse di chi le frequenta e degli esercenti: la certezza di andare in un locale in cui si sa che non si rischia nulla, anche in piena ondata». Questa sarebbe «prova generale»per poter arrivare a un «nostro modo di convivere con il virus. Ma avrei preferito arrivasse più tardi, con più persone vaccinate».

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